Dopo la guerra ci si (r)innova

Questo dannato periodo di vuoto rappresentato dall’emergenza sanitaria da COVID-19 ha creato un vero e proprio rigetto alle restrizioni necessarie a limitare il contagio dal virus che dall’inizio della pandemia, solo in Italia, ha causato purtroppo oltre 68.000 morti (Fonte Ministero della Salute), danni economici per miliardi di euro e ferite profonde nel tessuto sociale ed umano della nostra popolazione.

Ci sono però delle sfumature positive che sorgono all’indomani delle tragedie epocali che in qualche modo possono essere registrate. Innovazioni tecnologiche, economiche e sociali che nessuno ha mai il coraggio di adottare in un contesto di “normalità”.

Si pensi a quanto l’informatica ha reso possibile non solo rendere meno complicate le nostre vite, ma soprattutto si pensi a quanto questa abbia cambiato il nostro modo di studiare, di lavorare, di curare la gente, di prendersi cura della gente, di passare il tempo. Ed è davvero l’informatica alla base del distanziamento sociale, principale strategia adoperata dai governi mondiali per limitare i rischi di contagio. Improvvisamente in Italia abbiamo scoperto che esiste il “Lavoro Agile” (o Smart Working). Una variabile più “Smart” e flessibile di quello che negli anni novanta e duemila era il “telelavoro”, con cui forse si crea ancora qualche confusione. Di punto in bianco le aziende hanno dovuto convertire ed informatizzare in maniera radicale i propri processi produttivi, i sistemi di vendita e di promozione. Come alieni sbarcati a Central Park, i sistemi informatici hanno in qualche modo messo prima in crisi, dunque assestato un colpo di panno alla polvere “anniottantistica” della Pubblica Amministrazione, che tramite tecnologie già utilizzate da anni in altri settori, ha garantito l’erogazione di misure economiche e di solidarietà sociale che, a pensarci solo dodici mesi fa, non sarebbero mai state erogate con la stessa velocità. E c’è ancora tanto da recuperare. Abbiamo scientificamente dimostrato l’insufficiente infrastruttura del nostro Paese, ancora poco digitalizzato, poco ed insufficientemente connesso alla rete. I problemi relativi ad esempio alla didattica a distanza sono figli non solo dell’emergenza piombata sull’Italia, bensì di anni ed anni di ritardi accumulati nell’accesso ad internet da parte di tutti.

Mai si sarebbe immaginato che le riunioni di lavoro, procedimenti giudiziari ed amministrativi, si potessero svolgere online, risparmiando magari inutili trasferimenti tra città e regioni. Sono apparse quelle piattaforme che quasi ognuno di noi sembra ormai conoscere da una vita (Zoom, Meet, Teams, Lifesize ed altri nomi fino a pochi mesi fa sconosciuti). Mai si sarebbe immaginato un uso così profondo dei Cloud (Google Drive – o Sync e One Drive, per citarne i principali). E cosa dire delle presentazioni delle istanze da parte della cittadinanza senza muoversi dalla propria casa perché si è in Lockdown? Fu iconica la difficoltà dei siti governativi che non riuscirono a reggere e fare fronte all’enorme flusso di visitatori. Fu drammatico l’impatto con cui all’inizio di quest’incubo arrivarono le risposte degli Enti. Difficoltà prevedibili in un contesto mai davvero informatizzato. E non dimentichiamo le polemiche su firma e identità digitale (spesso sconosciute ma già in possesso di tantissimi italiani). E non tralasciamo il ricorso massivo delle app per dispositivi mobili “IO” (nota per il “cashback” e per il “Bonus Vacanze”, ma già esistente e funzionante per il pagamento delle tasse e dei tributi) e “IMMUNI”.

La cultura dell’emergenza è cambiata. Se la prima risposta delle Istituzioni può essere sembrata fiacca, tardiva, insufficiente (permettetemi però di dire che ci siamo trovati in una una tragedia globale forse paragonabile ad uno stato d’assedio, se non di vera e propria guerra) il percorso di cambiamento è andato avanti nei mesi successivi alla prima grande debacle del sistema. E’ iniziata la stagione dei bonus, con vere e proprie novità rispetto al sistema di supporto sociale esistente. Sufficienti o no sul profilo economico e di ricaduta socio-lavorativa, l’approccio metodologico dell’accesso agli aiuti è stato radicalmente rinnovato. Si sono presi in considerazione dati incrociati e telematizzati (fatturati e dichiarazioni dei redditi) e anagrafiche di ogni tipo per erogare prestazioni, migliorare le certificazioni idonee alla percezione delle misure economiche (si pensi all’ISEE).

Alla fine di ogni guerra si contano i danni, si piangono i morti, si rivendica la vittoria o si accetta la sconfitta. L’unica cosa che accomuna tutti alla fine di un dramma del genere è la consapevole necessità di non ricadere negli stessi errori e di usufruire di quella globale consapevolezza consolidata nel sacrificio e cercare nuovi equilibri per una vita migliore e diversa dal passato.

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